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sabato 12 novembre 2011

Scegliere i testimoni di nozze

Nell'antica Roma un matrimonio, per essere valido, doveva avvenire in presenza di 10 capifamiglia che fungevano da testimoni, cioè garantivano l'ufficialità dell'atto; diminuiti nel numero, ma non nell'importanza della funzione, i testimoni ci sono ancora oggi. E uno dei problemi dei futuri sposi è proprio quello di decidere con anticipo a chi chiedere di incarnare la "pubblica opinione" accanto all'altare o di fronte all'ufficiale di stato civile.


Secondo la legge, questo ruolo può essere espletato anche da estranei alla coppia, ma di solito si preferisce scegliere amici o parenti stretti. La scelta, comunque, va fatta per tempo, e la richiesta deve essere chiara e circostanziata non solo sul giorno e sull'ora, ma anche riguardo al tono dell'occasione e al tipo di abbigliamento richiesto ("Mariella e io ci sposiamo il pomeriggio del 15 giugno al Santuario della Madonna della Neve. Io vestirò in tight. Vuoi farci da testimone?").

Se non c'è grande intimità con la persona prescelta, è bene incaricare qualcuno di fare da intermediario. Una volta ottenuto un assenso di massima, si provvederà a richiederlo personalmente. Se il testimone non conosce uno dei due fidanzati, l'altro si incaricherà di organizzare un incontro informale per presentarglielo: va bene anche l'invito per un aperitivo in un bar del centro. Completamente tramontato, invece, l'uso del "pranzo dei testimoni", che precedeva di due o tre giorni le nozze e riuniva a tavola i fidanzati, i quattro genitori e appunto i testimoni: altri tempi, altri stomaci. Due sono le regole principali cui si devono conformare i criteri di scelta: da un lato è bene evitare persone troppo anticonformiste che potrebbero creare disagi ai parenti, se non agli sposi stessi (l'amico d.j. incapace di rinunciare anche solo per una volta all'abbigliamento folle, o T'arancione"), dall'altro è importante che i fidanzati non siano mossi solo da motivazioni snobistiche o opportunistiche (il conoscente "importante", il capoufficio), ma valutino se la persona prescelta sia davvero felice di questo privilegio-dovere, che quel giorno la vede in prima fila accanto a loro in affettuosa condivisione della cerimonia, e in futuro stabilirà un legame privilegiato con la vita della famiglia. Per questo la richiesta va fatta senza insistenza, e in modo tale che l'altro abbia, se vuole, piena libertà di rifiutare; l'educazione impone di non insistere davanti a un rifiuto e di accettare di buon grado anche le scuse meno plausibili.

Questo perché, non dobbiamo dimenticarlo, questo "onore" comporta anche un certo impegno economico, in quanto i testimoni sono tenuti a vestire in modo adeguato allo sposo (e a indossare, come lui, il tight, se la cerimonia è molto formale) e a fare un regalo di valore: e non è detto che l'interessato possa, o voglia, affrontare una spesa adeguata. Ecco perché spesso si offre questo ruolo impegnativo ai congiunti, fratelli, sorelle, cognati, persone che comunque sono molto vicine al momento nuziale, sia nella scelta del dono che nell'abbigliamento. Attenzione però a non cadere, per eccesso di timidezza e di rispetto umano, nell'errore opposto: ci sono persone che "si aspettano" di essere interpellate (magari per antica consuetudine, come il superiore di grado di uno sposo ufficiale di carriera) e considererebbero un'offesa e una mancanza di riguardo essere estromesse dal ruolo che ritengono proprio di diritto. Nei matrimoni religiosi di solito i testimoni sono quattro, addirittura sei in qualche sfarzosa cerimonia "di sangue blu"; ma in realtà ne bastano anche solo due, come nelle nozze civili.

Il fatto è che sull'altare o presso il tavolo dell'ufficiale di stato civile c'è posto per molte persone, ma di queste solo quattro possono firmare il registro in chiesa, e solo due in municipio. Quindi se il numero dei testimoni è superiore, c'è, immancabilmente, un attimo di imbarazzo quando quelli "in più" si accorgono di non poter apporre la firma come gli altri; ecco perché è necessario informarli in precedenza del carattere solo affettivo, e non burocratico-legale del loro essere testimone. Nel caso i testimoni siano persone molto anziane, la famiglia della sposa si farà viva qualche giorno prima della cerimonia per chieder loro se gradiscono essere accompagnati in chiesa, e in caso di assenso provvederà ad affittare un'auto con autista, o incaricherà del compito qualche parente buon guidatore e fornito di una comoda berlina (pulitissima, impeccabile, e senza decorazioni floreali o d'altro genere).

Anche se non è detto che i testimoni debbano trascorrere l'intera giornata insieme, come fratelli siamesi, è pur vero che sono molti i momenti in cui si trovano fianco a fianco: pensando a questo, evitiamo di interpellare per tale onore persone che sappiamo essere in palese disaccordo: ne guadagnerà l'atmosfera dell'intera giornata. Non tennero conto di quest'elementare norma di prudenza Carlo e Marina Ripa di Meana, che vollero come testimoni alle loro nozze Bettino Craxi e Antonio Giolitti, divisi da accese rivalità politiche, che non fecero mistero di detestarsi. Nelle foto ricordo, per esempio, Giolitti dava sempre ostentatamente la schiena al proprio cotestimone.

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